Ireland Trip

Era il 23 Febbraio quando Corrado, un mio vecchio amico, mi dice “a fine Maggio andrò in Irlanda per una super gara in MTB… se vuoi ti puoi aggregare”.

Ovviamente la mia risposta è stata affermativa e il 24 Maggio siamo partiti. Vi racconterò questa avventura un po’ come un diario (o forse no), anche se meriterebbe essere raccontata come una sceneggiatura cinematografica (cosa che non sono in grado di fare), perché davvero mi è sembrato di essere dentro un film.

23 Maggio 2017. Ore 23:55 Mi butto a dormire.

24 Maggio 2017. Ore 03:00 Suona la sveglia, metto su il caffè e vado a lavarmi la faccia.

Ore 03:45 Ritrovo a casa di Corrado.

Ore 04:00 Partenza per l’aeroporto.

Ore 06:15 Imbarco sull’aereo per Monaco e poi successiva partenza per Dublino.
(la smetto con le ore se no non finisco più).

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Arrivati all’aeroporto di Dublino ci rechiamo al noleggio macchine, e scopriamo questa divertente legge che per poter guidare una macchina noleggiata devi avere almeno 25 anni (oppure spendere più di 700€ per una macchina del ca**o). La nostra fortuna è stata riuscire a convincere la Perry (Giulia Peresson) in questa impresa. Per farla sentire più tranquilla le abbiamo preso una macchina con il cambio automatico, e dopo qualche giorno viaggiava meglio di certi local.

Presa la macchina e stivate le valige e l’enorme bici di Corrado, ci siamo cautamente diretti presso la casa che avevamo prenotato a Wicklow.

Giunti al punto contrassegnato ci mettiamo a cercare la casa senza troppa fortuna. Al che usciamo dalla macchina e iniziamo a girare a piedi. Qualche minuto dopo, un signore li vicino si avvicina e ci chiede “Are you lost?” (vi siete persi?). Con un mio stentato inglese friulanizzato cerco di fargli capire che avevamo prenotato una casa e che non riuscivamo a trovarla. Lui, dopo qualche domanda in più, ci indica la nostra magnifica abitazione. I coinquilini non erano in casa e avremmo dovuto aspettarli fino all’una e mezza. Io ero troppo carico e non riuscendo a stare fermo, mi sono quindi fatto il giro di qualche isolato per dare un occhio alla zona. Uno spettacolo. Mi sentivo come in un sogno. Non mi sembrava affatto reale. Arrivata la proprietaria della casa ci siamo accomodati, abbiamo scaricato le valige e siamo partiti a vedere il paese. Ogni cosa era scenica. Dai mille negozi di barbieri che riempivano il centro agli altrettanti “coffee shop” (non sono quelli di Amsterdam, tranquilli). Dopo un giro al Black Castle, un signore si avvicina e ci dice in un perfetto italiano:”siete italiani? vi ho sentito da lontano”. Sta di fatto che questo signore era un professore nato a Wicklow e che insegnava a Parigi e che oltre all’inglese e al francese conosceva anche benissimo l’italiano e lo spagnolo.

Nemmeno nei film ti fanno cadere una persona del genere in un set!

Ci ha raccontato la storia del paese e consigliato un sacco di posti da poter visitare. Davvero una manna dal cielo.

Il giorno successivo, dopo aver Swaggato (concedetemi il termine) per la cittadina con la bici di Corrado, ci siamo recati presso il luogo della gara (il nome del paesino era Glinealy) per vedere i vari sentieri. I primi due giorni sono stati splendidi come temperature e clima, caldo non troppo afoso e sole a non finire (motivo per cui io e Giulia ci siamo ustionati).

Il nostro 3° giorno irlandese è stato il primo “vero” giorno in Irlanda. Sveglia alle 7 e mezza come al solito e i nostri coinquilini ci dicono:” today is raining, welcome to Ireland”. Insomma dai 27 gradi del giorno prima eravamo passati a 12 gradi con pioggia e vento. Una figata per noi che non dovevamo correre, un po’ meno per Corrado, ma alla fine l’ha portata fuori egregiamente. Io e Giulia, da buoni atleti, ci siamo messi a giocare a Forza 4 (vi rendete conto?! Forza 4!) con una buonissima birra a darci supporto.

Nel primo pomeriggio il nostro rider aveva già finito di allenarsi e per fortuna siamo rientrati alla casa godendoci un po’ di sano “chilling” al calduccio.

E venne domenica, il giorno della gara. L’atleta era un po’ preoccupato per il cambio della sua bici. Si presenta presso lo stand della ditta che li produce e in 10 minuti glielo hanno cambiato gratuitamente, il tutto accompagnato dalle foto che Sven Martin (uno dei migliori fotografi nel campo di MTB) stava scattando in quel momento alla sua bici.

Dopo una lunghissima giornata a rincorrere Corrado e gli altri riders tra i 6 sentieri che si sviluppavano sul dorso della montagna, siamo rincasati e goduti l’ultima notte a Wicklow.

Si perché il giorno seguente, con molta calma, ci siamo recati presso Dublino. Non avevamo prenotato ancora un alloggio per la notte, ma grazie ad Airbnb siamo riusciti a trovarlo (on-line) nel giro di poche ore. Tengo a precisare l’on-line, perché trovarlo nella realtà è stato un po’ più difficile.

Dalle foto era un grande appartamento molto vicino al centro. Ci rechiamo presso l’indirizzo contrassegnato ma troviamo solo una copisteria di pakistani, un edificio in ristrutturazione e un pub. Insomma non sapevamo dove cercare finché non abbiamo visto una piccolissima porta gialla. Era il nostro posto! Aperta la porta, ci trovammo di fronte un lungo corridoio, tetro e quasi che cadeva a pezzi. Salimmo la prima rampa di scale, con le chiavi aprimmo la porta ed entrammo. ERA UNA COSA SPAZIALE! Un loft in pieno centro a Dublino con 2 camere da 4 posti l’una, un soggiorno enorme e vista sulla via principale. Era bellissimo! L’unico problema l’ho subito io la notte perché le finestre della mia camera, che davano sulla strada principale, non erano insonorizzate, per cui le mie ore di sonno sono state 0,003.

La mattina seguente ci avviammo di buon’ora all’aeroporto per concludere il nostro viaggio. E niente. Nelle conclusioni sono sempre pessimo, per cui questa volta la evito proprio.

Questo che vi ho raccontato è solo un riassunto di quanto accaduto in quella settimana. Se vi interessa qualche dettaglio in più, curiosità o qualsiasi altra cosa, basta chiedermelo, scrivendomi o invitandomi a bere una birra. Perché si sà, davanti ad una birra tante cose vengono meglio.

 

Mandi,

Luche.

 

Goner.

Sono periodi strani questi. Sarà per le tante cose che mi stanno capitando, per i miliardi di pensieri che bombardano la mia testa o per l’imminente festa del vino a Bertiolo.

Sta di fatto che è da un po’ che scrivo un sacco di cose serie, importanti, difficili. Ci vuole un post con un alto carico di disagio, di quelli come piacciono a me.

Non so il perchè ma quando vado in giro a scattare foto nel week end, il rientro è sempre disagiante. Dalla chiavetta escono fuori canzoni degli anni 60-70, poi quelle tamarre, poi quelle tristissime, e quindi c’è un bombardamento di emozioni e sensazioni che mandano in pappetta il mio cervello lasciando libero sfogo al disagio. Questa stessa situazione avviene quando mi lascio andare del tutto, davanti ad una tastiera o davanti a delle persone fidate. Capita poche volte, ma capita sempre con le stesse persone, per cui poi divento magari un pochino pesante. Ma poco eh.

Comunque ho scoperto una cosa. Ci sono delle parole all’inizio di una frase che mi stanno dando un sacco fastidio. Sono parole che usavo molto anche io, ma ora sto cercando di smettere. Tipo quando una persona vi dice “sai, a volte bisogna ..”, “dicono che devi…”, “bisognerebbe che si facesse…”, “si sono fatte tante cose..” oppure “eh, capita a tutti di fare..” mi sale il nervoso. Perché è una cosa generalizzata, non sta parlando direttamente a te. E quindi mi viene nervoso a sapere che le persone di debbano avvalersi di casi di altre persone invece di parlare con te di quello che riguarda voi due.

Ok. La spiegazione è stata parecchio incasinata e faccio quasi finta di non averla detta.

In realtà ho scritto un po’ perché era da tempo che non vi mostravo delle foto.
In più avrei il piacere di farvi ascoltare un’album che mi ha colpito e mi sta gasando un sacco. Ha già un annetto, ma a me piace adesso.

Si intitola Blurryface. Magari lo conoscerete già, ma i Twenty One Pilots sono un sacco bravi. Ci sono delle canzoni nell’album che le ascolto in continuazione da giorni.

E come promesso… via le parole ed eccovi qualche scatto delle ultime settimane.

 

Vi ricordo che potete trovare altre foto sulla mia pagina Facebook (Photos dal luche) e Instagram (luche_dal_nord)

Mandi,

Luche.

#ilLunedìdelLuche

Ci sono: un carnico, uno della bassa friulana, delle canzoni e delle foto.
No. Questa non è una barzelletta.

È #ilLunedìdelLuche.

Per spiegarvi bene di cosa si tratta devo tornare indietro di qualche anno.

Era il lontano 2009 quando, all’istituto superiore A. Malignani, ci si iniziava a scambiare la musica via Bluethoot nei cellulari. Un giorno entra in classe un mio amico e fa :” oh dovete ascoltare questa canzone! È in friulano!”. La canzone in discussione parlava di un ragazzo un po’ diverso dagli altri, con i pantaloni bassi, i capelli lunghi e arricciati (come un cespuglio) e del rapporto con le vecchie generazioni. Tutto questo in chiave rap e in friulano. La canzone era “Cavalot e ceesa” ed era cantata dai Carnicats, per la precisione la cantava Dek il Ceesa.
Da quel momento è stato puro amore (musicale si intende).

Il tempo continuava a passare e “Nel frattempo” (altro album marchiato Carnicats del 2012) è uscito con nuove canzoni, un po’ in friulano e un po’ in italiano. Da quel momento ho iniziato pure a seguirli attraverso alcuni loro concerti in giro per il Friuli.

Nel Novembre 2015, infine (in realtà è quasi un inizio), è uscito il primo disco da solista di Dorogjat, Vai Fradi (vi linko l’album che potete ascoltare su Spotify).

Ho ascoltato e riascoltato tutte le canzoni centinaia di volte, facendomele entrare in testa (nel senso buono eh). Ho ascoltato le parole e le ho sentite dentro, quasi come se fossero mie. Vi è mai capitato di leggere qualcosa e sentirvi presi in causa in prima persona? Ecco. Più ascoltavo queste canzoni più sentivo che Luca parlava un po’ di noi tutti, ma anche di me.

Potrei stare delle ore a descrivere ogni singola canzone dell’album e spiegarvi cosa mi rappresenta. Ma ve lo risparmio.

Per evitare di fare questo, ho cercato di fare un “riassunto”. Spesso pubblico delle fotografie con una citazione, una storia oppure qualche caption (come dicono gli anglofoni). Nell’ultimo anno ho pubblicato un sacco di foto che meglio rappresentavano (a mio avviso) un verso o qualche parola delle canzoni.

Dorogjat se n’è felicemente accorto e mi ha proposto questa bella “collaborazione”.

Da qui è nato “Il lunedì del Luche”. Ogni lunedì verrà pubblicata ,sulle pagine social di Dorogjat, una mia foto, con una parte di testo tratta delle canzoni del Doro.

In fin dei conti siamo due Luca che danno un volto e una voce a una canzone.

E quando ho visto che il sole ogni sera si nascondeva, volevo inseguirlo e vedere li cosa c’era, il dilemma della provincia finisce dove comincia. La gente che si critica è quella a cui si assomiglia.

Paisan – Carnicats

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Dek il Ceesa e Dorogjat – #vaifradi live Passariano – @Photos dal Luche

P.S. perdonatemi tutte queste parentesi e virgolette, sono un mio spazio di dedica ed estrema sincerità.

Mandi, Luche.