Il 2018 in 12 foto.

Ogni anno mi piace raccontare il mio trascorso con 12 fotografie.
Una per mese.
In realtà sono solo una piccola parte di tutto, perchè non “faccio cose” una sola volta al mese (per mia fortuna).

Qua di seguito vi mostro che cosa è successo e poi sotto vi racconterò qualcosina.

 

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LOOK_NORTHER <– Link instagram

La farò breve.

È una pagina instagram che ho creato da poco tempo ed è dedicata ai ritratti fatti da me. Mi pesava scrivere un post su instagram lungo mille mila parole, per cui lo farò qui.

Voi direte:”ritratti?? ma tu non fotografi panorami??”

A dire il vero no. Una cosa che mi ha sempre attratto è sempre stata la curiosità. Ancora prima della fotografia, ancora prima di instagram e ancora prima di correre.

Alla fine del 2017 avevo scattato si e no 20 fotografie a persone. E le persone in questione erano 3. Ma dentro di me sentivo la curiosità di intraprendere una scoperta veso questo tipo di fotografia totalmente diversa da quella che ero e sono abituato a fare. C’è stato un periodo all’inizio dell’anno in cui chiedevo a chiunque di essere fotografato per allenarmi a fare qualcosa. Molti/e dicevano di si ma poi sparivano, altri dicevano di no, “non sono fotogenica” (la balla più grande della storia, mai raccontata da una ragazza), però qualcuno diceva di si.

Io non sapevo nemmeno cosa fare con una persona davanti. Ho un approccio abbastanza particolare con le persone durante gli scatti, ma io mi diverto un sacco (anche i soggetti fotografati mi hanno detto lo stesso).

In ogni caso ci sono delle cose che volevo dire riguardo a questi ritratti che faccio.

Odio i sorrisi falsi. Quelli inutili che si vede ad occhi chiusi che non te ne frega niente di quello che stai facendo. Piuttosto che un sorriso falso preferisco un’espressione triste. Di mio prediligo foto cupe, non tristi, ma malinconiche. Forse perchè rispecchiano un po’ degli stati emotivi che non molti esternano, e che credo sia giusto vengano visti.

Non per questo faccio solo foto tristi. Anzi. Se una persona riesce a tirare fuori il suo sorriso VERO, sono più felice che mai di immortalarlo.

Mi piace contestualizzare un soggetto in un determinato ambiente (quando ce l’ho a disposizione), perchè altrimenti che senso ha scattarle in esterno?

In ogni caso se per scattare foto paesaggistiche non avevo nessuna preparazione tecnica, nei ritratti ne ho ancora di meno. Faccio quello che sento. Lascio che gli occhi colgano dettagli, composizioni e colori (ai quali sono abituati) e lascio che le mani facciano il loro con la macchina fotografica.

È un profilo molto personale, introspettivo, senza alcuna pretesa. Mi piace dopo un po’ di tempo rivedere facce di amici o persone che ho consociuto e dire “questa foto l’ho scattata io e mi ricordo esattamente quel momento”.

Ecco. Tutto questo per dire queste cose che tenevo dentro da un po’ di tempo e non sapevo come e dove dirle.

 

Instagram secondo me.

Vi è mai successo di fare una cosa, dirla o ripeterla tante volte ma non pensare veramente alle parole che state dicendo. Tipo quando state cantando una canzone ma non prestate attenzione alle parole. Ovvero, di attenzione ce ne prestate per non sbagliare, ma non analizzate il testo mentre la state cantando perché siete concentrati nel ripeterla correttamente.

Ecco, una cosa simile mi è successa l’altro giorno scrivendo un messaggio.

Si parlava di instagram e di come sia diventato malato, dei bot, dei profili che si vendono, delle cose sponsorizzate e delle foto di merda (e chi ne ha più ne metta).

Ecco, parlando di questo mi è uscita la frase “la cosa è una sola, se vuoi crescere subito, devi pagare”. (io non lo faccio, per quello ho “pochi” seguaci). Rileggendo queste parole ho pensato ad una cosa:”ma dove ho già sentito che per crescere in fretta bisogna pagare?”.

I giochi per i telefonini.

Quando andavo alle superiori, c’erano i primi smartphone, le prime connessioni dati ed i primi giochini. All’inizio scaricavi il gioco, salivi i primi livelli e ti gasavi un sacco. Ma poi arrivava un messaggio: “se vuoi continuare, devi pagare”. io ero giovane e senza soldi, per cui ci giocavo ancora qualche giorno e poi eliminavo il gioco, ma altri ricordo che passavano davvero tanto tempo a guadagnare punti per “crescere” in nero oppure usando delle crack oppure pagando per superare i livelli.

Ecco. Traslate tutto questo su instagram. È la stessa cosa.

Vuoi essere visibile? o ti danno “i punti” gli altri (shoutout) oppure li devi comprare (sponsorizzate). Oppure entri nel black world dell’instagram: gruppi per scambi di likes, commenti, follow, applicazioni automatiche che fanno le stesse cose e ti risparmiano tempo.

Siamo nell’era del tutto e subito.

Se non hai un seguito non sei nessuno.

Se paghi per “essere qualcuno”, sei meno di nulla.

Un principio che ho sempre tenuto vivo nella mia vita è stato “si fa con quello che si ha” (me lo hanno insegnato i miei genitori). La prima reflex che ho usato, me la sono comprata con i miei soldi, così come tutte le lenti e macchine che ho comprato dopo. Non ho mai ricevuto regali a livello fotografico. Le uniche cose che mi hanno “regalato” sono le opportunità che mi hanno dato tante persone e che continuano a darmele. Persone che credono in quello che faccio e che si fidano di me. Questo secondo me vuo dire diventare qualcuno. Ci vuole tempo, passione e dedizione. La mia giornata si divide in poche parti: sveglia, lavoro, fotografia/viaggi, morosa (ogni tanto, ma mi capisce) e poi dormire. E poi quando ho un po’ di tempo scrivo qua. Mi ci dedico in tutto e per tutto. Se volessi potrei prendere e comprarmi tutti i seguaci di questo mondo. Ma sinceramente, a me, che cazzo me ne può fregare di sapere che un profilo generato a cazzo da un pakistano (o chissà da dove), mi sta seguendo?

Poi vorrei dedicare qualche riga ad un fenomeno che si sta ripresentando su instagram:

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Cioè, davvero. Ci cascate ancora?

Questo è il famoso specchietto per allodole. Ve lo rispiego.

Qualche “genio” (per non chiamarlo cog***ne) crea una pagina a caso. Scrive cose a caso promettendo di diventare ambassadors per un marchio prestigioso. Migliaia di persone ci cascano. Pubblicano foto prese da Google e le pubblicano per far vedere che fanno cose. Poi una volta raggiunto il quantitativo di persone necessarie, svuotano il profilo dalle foto, cambiano nome e lo vendono a qualcuno che vuole giocare sporco con un proflilo da 10.000 followers o più. Ecco, questo è il sistema. Bello vero?

Adesso che ve l’ho spiegato le cose sono 2. O lo fate anche voi (e siete un po’ degli idioti) oppure quando vedrete profili del genere li segnalate.

A voi la scelta più etica per il vostro modo di essere.

p.s. la foto in alto è stat presa da questo link: www.tecnoandroid.it