Elvis Fior

1. Se sei in questa rubrica vuol dire che sai fare qualcosa. Descrivila brevemente (altrimenti non servono le altre domande).

Suono la batteria e scrivo romanzi.

2. Da quanto tempo lo/a fai?

Suono la batteria da quando avevo 8 anni. Scrivo dal 2008.

3. Ti sei ispirato a qualcuno quando hai iniziato? Cosa ti ha colpito?

Tutti i grandi della batteria/musica (Ogni decade ne ha diversi). Per i libri, direi Jules Verne, Agatha Christie, J.R.R. Tolkien, Michael Crichton e Stephen King.

4. Quanto tempo dedichi a questa tua attività? Hai mai pensato di non avere tempo per te o di dedicarne troppo poco per le altre cose?

Quand’ero ragazzino sempre, ogni fottuto giorno (Natale compreso). Ora, appena il lavoro me lo permette.

5. Chi sono le persone grazie alle quali non faresti quello che fai?

I miei genitori che mi hanno sempre supportato/sopportato.

6. Ma andiamo sul personale. Si dice che una persona sia quello che mangia. Che alimentazione e che abitudini hai?

Mangio da schifo, anche se negli ultimi anni ho cercato di cambiare le mie abitudini alimentari. Sono una brutta persona, quindi? Pregi e difetti, come tutti. Si deve sempre cercare di migliorare nella vita, andare avanti e non fermarsi mai.

7. Colore preferito. E perché?

Arancione. Non ne ho la minima idea.

8. Classifica dei 3 consigli/trucchi da tenere sempre a mente quando fai qualcosa.

Essere onesti con quello che si fa, farlo con amore e non prendersi troppo sul serio.

9. Di qualcosa su di te che pochissime persone sanno.

Sono ipocondriaco.

10. Single o con partner?

Partner.

11. Quante persone ti seguono o ti riconoscono quando vai in giro?

Una volta un tizio mi ha fermato per la strada. Dentro di me ero contento perché ho pensato: “Wow, Che figata… sono famoso”. In realtà voleva sapere dov’era la farmacia più vicina.

12. Se avessi la possibilità di tornare indietro nell’esatto momento prima di iniziare la tua avventura, con la cognizione che hai adesso, rifaresti gli stessi passi o cambieresti qualcosa?

Sembrerà banale, amico mio, ma la vita è un foglio di brutta… non si può correggere nulla. Quello che uno può fare, è semplicemente girare la pagina ed impegnarsi a scrivere qualcosa di meglio.

13. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai qualcosa da spoilerarci?

Fare nuova musica, suonare in giro e pubblicare il mio nuovo romanzo.

14. Dove ti può trovare la gente interessata a quello che fai (o che magari può interessarsi)?

Sui social: Facebook, Instagram, Twitter e magari iscrivetevi al mio canale Youtube.

15. Fai un discorso di saluti come fossi il/la migliore nel tuo campo durante il convegno più importante al mondo.

“Yo, ragazzi… se vi piace fare qualcosa, muovete il culo, non accontentatevi mai, mettete tutta la passione che potete e sognate alla grande, sempre! Ora scusatemi, ma devo andare in bagno. Quei fagioli non li dovevo proprio mangiare. Stento a digerire ultimamente”.

Credi in quello che fai

PREMESSA

Quando leggo le recensioni o post dei miei amici a volte non mi sento all’altezza di quello che devo fare anche io. Scrivono tutti un sacco bene e raccontano le cose alla perfezione. Io non ho questo dono. Sono impulsivo, emotivo, magari anche convulso. Ma alla fine questa è la mia maniera. Ognuno ha la sua. Io ci provo però. Perché magari in tutto questo casino anche io ho la mia da dire.

Hai mai pensato di stampare una foto?

A dire il vero si, l’ho pensato, e tempo fa l’ho pure fatto. Dicono che se non stampi le foto non te le godi a pieno. Beh, hanno ragione. La fotografia su uno schermo te la puoi portare dove vuoi ma allo stesso tempo da nessuna parte, perché fisicamente non esiste. La fotografia digitale è facile, è comoda, è alterabile, è divertente, ma a volte mi chiedo quale sia il limite tra una foto e un’immagine. Per questo, nell’ultimo periodo ho rispolverato alcune vecchie cose, tra cui una polaroid 600 e una Nikon f-601 a rullino.

Questi discorsi spesso e volentieri vengono sorretti dalla preparatissima Sabina ( che potete vedere all’opera nella sua pagina Facebook Baci dalla provincia), la quale mi aiuta, mi consiglia e sa trovare i giusti consigli per non abbattermi troppo.

Come quella sera che mi ha parlato della Saaldigital e dei suoi Fotoquadri.

Ultimamente mi sto mettendo un sacco in gioco nelle varie cose che incrocio o che vedo in giro. Per cui carico di stima ho compilato il form e inviato all’azienda. Nell’arco di una giornata hanno acconsentito a darmi un buono per stampare una mia foto.

La cosa bella è che la foto da stampare te la prepari tu con il loro software (semplicissimo per me che nemmeno so usare Lightroom e nemmeno ce l’ho installato sul Mac… giuro).
Una volta selezionato il materiale su cui stampare, la dimensione e il tipo di supporto, fai click e nel giro di qualche giorno dalla Germania ti arriva il tuo bel pacco a casa.

Fin dall’inizio mi ha incuriosito la stampa sull’Allumino Dibond, quindi ho provato questo materiale che devo dire conferisce una nitidezza fantastica alla fotografia.

La bellezza di questo materiale è che è molto resistente e stabile.

La foto che ho selezionato per la stampa mi piaceva soprattutto per i colori, che in fase di stampa sono rimasti tali. Una cosa che mi piace di questo fotoquadro è il tatto. Sembrerà stupido, ma toccandolo si percepiscono le diverse sfumature di colore, di materiale fotografato. L’acqua sembra così leggera, i massi grezzi e gli alberi fanno da contorno, come è giusto che sia.

La bellezza della stampa è anche questo. Unire la vista al tatto (o altri sensi sia chiaro) per completare ancora di più la sensazione e le emozioni che il luogo è in grado di darti.

Ringrazio quindi ancora una volta SaalDigital per questo suo regalo e vi faccio vedere come l’ho contestualizzata alla mia maniera.

saaldigital

 

#ilLunedìdelLuche

Ci sono: un carnico, uno della bassa friulana, delle canzoni e delle foto.
No. Questa non è una barzelletta.

È #ilLunedìdelLuche.

Per spiegarvi bene di cosa si tratta devo tornare indietro di qualche anno.

Era il lontano 2009 quando, all’istituto superiore A. Malignani, ci si iniziava a scambiare la musica via Bluethoot nei cellulari. Un giorno entra in classe un mio amico e fa :” oh dovete ascoltare questa canzone! È in friulano!”. La canzone in discussione parlava di un ragazzo un po’ diverso dagli altri, con i pantaloni bassi, i capelli lunghi e arricciati (come un cespuglio) e del rapporto con le vecchie generazioni. Tutto questo in chiave rap e in friulano. La canzone era “Cavalot e ceesa” ed era cantata dai Carnicats, per la precisione la cantava Dek il Ceesa.
Da quel momento è stato puro amore (musicale si intende).

Il tempo continuava a passare e “Nel frattempo” (altro album marchiato Carnicats del 2012) è uscito con nuove canzoni, un po’ in friulano e un po’ in italiano. Da quel momento ho iniziato pure a seguirli attraverso alcuni loro concerti in giro per il Friuli.

Nel Novembre 2015, infine (in realtà è quasi un inizio), è uscito il primo disco da solista di Dorogjat, Vai Fradi (vi linko l’album che potete ascoltare su Spotify).

Ho ascoltato e riascoltato tutte le canzoni centinaia di volte, facendomele entrare in testa (nel senso buono eh). Ho ascoltato le parole e le ho sentite dentro, quasi come se fossero mie. Vi è mai capitato di leggere qualcosa e sentirvi presi in causa in prima persona? Ecco. Più ascoltavo queste canzoni più sentivo che Luca parlava un po’ di noi tutti, ma anche di me.

Potrei stare delle ore a descrivere ogni singola canzone dell’album e spiegarvi cosa mi rappresenta. Ma ve lo risparmio.

Per evitare di fare questo, ho cercato di fare un “riassunto”. Spesso pubblico delle fotografie con una citazione, una storia oppure qualche caption (come dicono gli anglofoni). Nell’ultimo anno ho pubblicato un sacco di foto che meglio rappresentavano (a mio avviso) un verso o qualche parola delle canzoni.

Dorogjat se n’è felicemente accorto e mi ha proposto questa bella “collaborazione”.

Da qui è nato “Il lunedì del Luche”. Ogni lunedì verrà pubblicata ,sulle pagine social di Dorogjat, una mia foto, con una parte di testo tratta delle canzoni del Doro.

In fin dei conti siamo due Luca che danno un volto e una voce a una canzone.

E quando ho visto che il sole ogni sera si nascondeva, volevo inseguirlo e vedere li cosa c’era, il dilemma della provincia finisce dove comincia. La gente che si critica è quella a cui si assomiglia.

Paisan – Carnicats

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Dek il Ceesa e Dorogjat – #vaifradi live Passariano – @Photos dal Luche

P.S. perdonatemi tutte queste parentesi e virgolette, sono un mio spazio di dedica ed estrema sincerità.

Mandi, Luche.